Il Museo del Risorgimento a Roma

Museo del Risorgimento

Un luogo della memoria che racconta la storia del nostro Paese dal periodo napoleonico fino alla Prima guerra mondiale: il Museo del Risorgimento di Roma. Da visitare per capire meglio da dove veniamo.

E’ stata la mostra Monet a portarmi nei primi giorni di questo nuovo anno all’interno del Complesso del Vittoriano e, su suggerimento di mio figlio, che l’aveva visitato durante una recente gita scolastica, io e mio marito abbiamo deciso di entrare al Museo del Risorgimento di Roma, ospitato proprio all’interno dell’imponente edificio che il Parlamento decise di edificare e dedicare alla memoria di Vittorio Emanuele II, primo Re dell’Italia unificata.

La storia in 3D

Il percorso museale è costituito da due grandi sale unite da un lunghissimo corridoio ed è suddiviso in diverse sezioni, organizzate seguendo un criterio cronologico:

• Il periodo napoleonico
• Il Congresso di Vienna
• I moti rivoluzionari del 1820-1821 e del 1830-1831
• Giuseppe Mazzini e la Giovine Italia
• Pio IX
• Il 1848 – Le Cinque Giornate di Milano
• La Repubblica di San Marco
• La Prima guerra d’indipendenza
• Il 1849 e la Repubblica Romana
• Cavour e la guerra di Crimea
• Vittorio Emanuele II e la Seconda guerra d’indipendenza
• Garibaldi e l’impresa dei Mille
• Dall’Unità all’Aspromonte
• La Terza guerra d’indipendenza
• 1870 la presa di Porta Pia
• La Prima guerra mondiale.

Fin da subito, all’interno del museo si respira un’aria di grande solennità, oserei dire quasi di sacralità, e di fronte al ricordo di accadimenti così importanti si ha l’impressione di sentirsi piccoli piccoli.

Tra documenti scritti, foto, dipinti, statue, armi, medaglie, oggetti di uso comune e cimeli di vario genere, le parole lette e a fatica studiate sui libri di scuola prendono forma, si materializzano. Riaffiorano i ricordi, si scoprono nuovi particolari, emergono curiosità e, passo dopo passo, si riannodano i fili di una storia fatta di alti ideali e di protagonisti che per questi hanno combattuto.

Alla fine della visita, dopo avere osservato le numerose opere e gli oggetti esposti, avere letto le incisioni sul marmo che riveste le pareti, le dettagliate didascalie ed i pannelli informativi, a farsi strada è un profondo senso di gratitudine verso chi ha davvero fatto la storia, la nostra storia. 

Museo del Risorgimento

Cosa mi ha colpito

Sono tante le cose che hanno catturato la mia attenzione durante la visita, come l’enorme calco in gesso che riproduce una parte del complesso monumentale all’aperto di Castelfidardo, realizzato  in memoria della battaglia nella quale il 18 settembre 1860 le truppe piemontesi del generale Cialdini sconfissero quelle dello Stato Pontificio.

E’ stato commovente ripercorrere la storia di Silvio Pellico, soffermarsi a guardare una litografia che lo ritrae durante la prigionia o la stampa che riproduce fedelmente il paesaggio che questi vedeva dalla sua cella.

Tra i più interessanti i numerosi oggetti legati alla figura di Giuseppe Garibaldi: un appunto scritto di suo pugno, la sua sella, il caratteristico copricapo e i pantaloni in jeans da lui indossati, lo stivale con il foro della pallottola che lo ferì ad una gamba e la stampella che fu costretto ad utilizzare, solo per citarne alcuni.

Di sicuro impatto è stato anche osservare da vicino la maschera mortuaria di Camillo Benso Conte di Cavour. Non sapevo che anche da noi fosse in uso la pratica di realizzare il calco del volto di un personaggio deceduto per preservarne le sembianze anche dopo la morte, pratica che sembra essere sopravvissuta addirittura fino alle soglie del XX secolo.

Tra le cose che mi hanno sorpreso c’è anche l’album fotografico dei Mille, realizzato da un fotografo, tale Alessandro Pavia, per documentare la Spedizione dei Mille e contenente i ritratti fotografici dei partecipanti. Sempre in tema di fotografia, ho trovato bellissima anche anche la foto ormai ingiallita che immortala la Breccia di Porta Pia.

Molto emozionante anche osservare da vicino la penna ed il calamaio con i quali il 3 novembre 1918 venne firmato l’armistizio di Villa Giusti che pose fine alla Prima guerra mondiale e alle sofferenze di milioni di persone.

Queste sono solo alcune delle innumerevoli cose che mi sono soffermata ad osservare, ma molte altre hanno attirato la mia curiosità. Nel complesso il museo è veramente ricco di oggetti e informazioni che rendono interessante e sicuramente istruttiva la visita.
Ripercorrendo con la memoria tali e tanti eventi, molto spesso sanguinosi, non si può fare a meno di riflettere sul valore e sul concetto di Patria: l’intento di chi ha voluto questo museo è stato a mio parere pienamente raggiunto.

Qualche info in più

Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9:30 alle 18:30, con ultimo ingresso previsto alle ore 17:45.
Il biglietto intero costa 5 €, il ridotto è di 2,50 € e possono usufruirne, tra gli altri, tutti i cittadini dell’Unione Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

L’ingresso è invece gratuito per gruppi o comitive di studenti delle scuole, accompagnati dai loro insegnanti e per i cittadini dell’Unione Europea di età inferiore ai 18 anni.

La visita richiede circa 2 ore.

Una piccola raccomandazione. Durante la visita soffermati ad ammirare Piazza Venezia e la città dalle suggestive terrazze dell’Altare della Patria e, se hai ancora un po’ di tempo, non lasciare il Complesso del Vittoriano senza regalarti una ancor più spettacolare vista panoramica sulla Capitale. Sul retro dell’edificio infatti un moderno ascensore ti consentirà di salire fino alla sommità della costruzione e qui potrai godere di una vista a 360° sulla città.

Museo del Risorgimento

Una vera meraviglia, da lasciare letteralmente senza fiato e che di certo non fa rimpiangere il costo del biglietto. Con 7 € potrai osservare dall’alto una città che appare sterminata, individuare questo o quel monumento in lontananza, giocare a dare un nome alle numerose chiese o alle principali zone della città.

Museo del Risorgimento

Non meravigliarti se tra uno scatto e l’altro perderai la cognizione del tempo e lasciare quel terrazzo ti sembrerà così difficile. Durante la discesa la gente in ascensore era visibilmente stupita, qualcuno ha chiesto se fosse possibile effettuare anche una visita serale per godere del tramonto sulla città e per vederla illuminata, ma ci è stato detto che l’orario di chiusura non lo consente e che, solo in rare occasioni, sono previste visite serali. Un vero peccato, sono sicura che ci sarebbe una lunga coda per godere di un tramonto su Roma da lassù e probabilmente io sarei tra quelli in fila!

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedintumblrmail
The following two tabs change content below.

Catia Moroni

Umbra, laureata in economia e commercio e con una lunga esperienza come analista funzionale, e-tourism marketing specialist. Sono curiosa, innamorata della natura, di ogni cosa mi piace esplorare quello che c’è dietro, l’essenza oltre l’apparenza.

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.