Una tartaruga a Rimini: Gina II e il suo ritorno in mare

Rimini

Un inatteso incontro sulle spiagge di Rimini, un esemplare di Caretta caretta che, dopo le cure nell’Ospedale delle Tartarughe, è tornata in mare aperto tra gli sguardi meravigliati dei bagnanti.

Insieme ai bei ricordi che io e la mia famiglia conserveremo dei giorni passati a Rimini durane le vacanze estive ci saranno sicuramente gli inattesi incontri fatti al Bagno 149 Giacomo, dove abbiamo trascorso le nostre giornate.

Tra le attività proposte, un mercoledì mattina, i miei figli hanno deciso di partecipare ad un incontro con un biologo marino che, invitato da Werter, il gestore dello stabilimento, ha coinvolto i piccoli ospiti della spiaggia.

La plastica e il mare

Simone e due collaboratrici, nell’ambito del Camp Italy Project, hanno cercato di sensibilizzare i bambini sui diversi problemi che può causare la presenza della plastica in mare.

Infatti il Progetto Coastal Area Management Programme for Italy sperimenta, su alcune aree pilota, attività di policy e di gestione integrata delle aree marino-costiere per individuare e promuovere uno sviluppo sostenibile delle stesse. Tra gli elementi sui quali fare leva: la riduzione delle criticità del territorio, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la conservazione degli habitat naturali e della biodiversità.

Attraverso i differenti giochi di squadra proposti i bambini hanno scoperto tanti aspetti che riguardano l’inquinamento dell’ambiente marino causato dalla plastica e sono venuti a conoscenza degli effetti, talvolta devastanti, che quest’ultima può avere sugli esseri viventi che popolano i nostri mari. Tra le attività:

• ricostruire la storia della plastica, dalla sua produzione all’abbandono in mare
• capire quali possono essere le attività umane che portano all’abbandono delle materie plastiche in mare e quali danni possono creare a delfini, tartarughe, pesci e, attraverso la catena alimentare della quale facciamo parte, anche all’uomo
• familiarizzare con i tempi di degradazione che differenti materiali o oggetti di uso comune possono avere.

I bambini hanno mostrato un grande interesse, hanno appreso giocando e si sono messi alla prova. Per l’impegno dimostrato ciascun partecipante ha ricevuto in dono un piccolo, ma prezioso adesivo.

Un ospedale per le tartarughe

Il mercoledì successivo Simone è tornato nuovamente a farci visita con altri collaboratori per un attesissimo appuntamento: il rilascio in mare di una tartaruga marina, salvata e curata dall’Ospedale delle Tartarughe di Riccione e che, proprio dalla nostra spiaggia, avrebbe ripreso la via del mare.

Il Centro di Recupero Cura e Riabilitazione delle Tartarughe marine fa capo alla Fondazione Cetacea ONLUS, organizzazione senza scopo di lucro, nata nel 1988 per tutelare l’ecosistema marino, in special modo adriatico, attraverso attività di divulgazione, educazione e conservazione. La fondazione si avvale del contributo di biologi, veterinari, naturalisti e volontari, si occupa del soccorso di animali in difficoltà, soprattutto tartarughe marine e cetacei ed è coinvolta in diversi progetti europei.

La cura ed il rilascio in mare della tartaruga Gina II è avvenuto, ad esempio, attraverso il progetto TartaLife.

Che l’evento fosse atteso e di una certa rilevanza lo abbiamo intuito non appena arrivati allo stabilimento. Attorno alla buca scavata nei pressi della riva si era radunata una vera e propria folla con i bambini tutti in prima fila e gli adulti alle loro spalle. Si percepiva una frenesia di quelle che si osservano attorno ai red carpet o all’arrivo di una sposa e, a ben riflettere, quando capita di vedere una tartaruga marina dal vivo? Soprattutto tutti eravamo consapevoli che di lì a poco una creatura sarebbe stata restituita al mare.

Rimini

Poco dopo le 10:00 Gina II è arrivata, trasportata in una cassetta rossa, ed è stata messa in acqua nella buca ai nostri piedi. Il momento è stato l’occasione per permetterci di conoscere più da vicino questo abitante dei nostri mari. Tante sono state le informazioni fornite perché questo evento fosse un momento di vera e partecipata divulgazione, alcune mi hanno davvero sorpreso.

Tartarughe dei nostri mari

I nostri mari sono popolati da tartarughe Caretta caretta, Verde o dalle più rare tartarughe Liuto. Sono sostanzialmente onnivore e si cibano anche di molluschi, alghe, meduse e, proprio in cerca di queste ultime, talvolta si lasciano ingannare dai sacchetti di plastica finiti in acqua che possono soffocarle o farle morire di fame. Il sacchetto infatti, imprigionato nello stomaco, non consente una corretta alimentazione dell’animale.

Le tartarughe nidificano sulla spiaggia e non covano le proprie uova, il sesso dei nuovi nati viene determinato dalla temperatura di incubazione, più calda per le femmine e più fresca per i maschi. La loro riproduzione è quindi molto influenzata dalle situazioni climatiche e, poichè a rischio di estinzione, le tartarughe marine sono considerate animali protetti. Sulla terraferma la vita delle piccole tartarughe è minacciata da predatori come volpi, uccelli, cani e, una volta in mare, da squali.

La loro vita può essere messa in pericolo da un impatto con una imbarcazione, per essere rimaste impigliate nelle reti dei pescatori e soffocare perché non riescono a riemergere per respirare, oppure per essere state ferite da ami da pesca o aver ingerito plastica.

In alcuni casi, con i giusti interventi e le cure adeguate, possono essere salvate e, per questo, è fondamentale la collaborazione dei pescatori che, opportunamente sensibilizzati e formati, possono dare un primo soccorso in attesa dell’intervento di personale specializzato.

Gina II torna a nuotare in mare

Dal racconto di Simone abbiamo appreso che Gina II, un esemplare di Caretta caretta di circa cinque anni, è stata accolta in ospedale per ipotermia. Trattandosi di animali a sangue freddo, le tartarughe possono infatti soffrire o addirittura morire a causa di improvvisi sbalzi di temperatura. Portata nell’Ospedale delle Tartarughe di Riccione e adeguatamente curata era ormai pronta per riprendere il largo e continuare la sua vita da tartaruga libera.

In presenza di un numero di persone così elevato, per non creare troppo stress all’animale, la liberazione era stata prevista al largo così, a bordo di un pattino, ha raggiunto con Simone ed alcune volontarie una imbarcazione della Capitaneria di Porto, sotto gli sguardi ammirati dei numerosi bagnanti presenti sulla spiaggia.

Rimini

Mentre seguivo con lo sguardo la barca che si allontanava, ho provato un senso di profonda gratitudine per tutti coloro che quotidianamente si impegnano nel salvare la vita di queste creature e per chi spende il proprio tempo e le proprie energie per far conoscere storie come quella di Gina II nella speranza che tutti, ma proprio tutti, imparino ad amare queste creature e a rispettare maggiormente il mare e l’ambiente che ci circonda.

A Gina II, che mi piace immaginare ancora al largo di Rimini, auguro di vivere una vita lunghissima che pare, per la sua specie, possa arrivare addirittura ad ottanta anni.

E voi avete mai visto da vicino una tartaruga marina? Se vi trovate al mare e vi piacerebbe vivere questa esperienza, potete consultare la pagina Facebook di Fondazione Cetacea e informarvi sui prossimi rilasci in programma.

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Catia Moroni

Umbra, laureata in economia e commercio e con una lunga esperienza come analista funzionale, e-tourism marketing specialist. Sono curiosa, innamorata della natura, di ogni cosa mi piace esplorare quello che c’è dietro, l’essenza oltre l’apparenza.

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