Nelle Terre del Perugino

Terre del Perugino

Una giornata nelle Terre del Perugino tra arte, storia, natura e antichi mestieri. Il racconto di una passeggiata alla scoperta dei borghi umbri di Città della Pieve, Paciano, Panicale e Piegaro e delle bellezze che custodiscono.

Indice:

La partecipazione ad un Educational Tour mi ha portato di recente in visita in una bella zona della verde Umbria nelle Terre del Perugino: realtà nata dalla collaborazione tra Sistema Museo e le amministrazioni comunali di Città della Pieve, Paciano, Panicale e Piegaro per la promozione unitaria di un territorio che ha tratti storici, artistici e culturali molto vicini.

Durante l’intera giornata le guide turistiche e gli animatori didattici hanno illustrato i servizi, le visite guidate ed i laboratori e le escursioni che hanno ideato per quei turisti che vogliono esplorare e vivere a pieno il territorio che ha dato i natali e ha visto operare uno dei più celebri pittori italiani: Pietro Vannucci detto “Il Perugino”.

Tutte le informazioni riguardanti i luoghi di interesse presenti sul territorio e le attività possibili sono consultabili accedendo al portale dedicato www.terredelperugino.it. Le visite guidate e gli itinerari naturalistici possono essere anche personalizzati per meglio adattarsi alle esigenze dei richiedenti.

Un biglietto unico del costo di 10 € e validità di una settimana consente ora l’accesso al patrimonio artistico e museale dei quattro citati comuni.

Città della Pieve

La visita è iniziata alla Rocca Perugina, fortificazione risalente al 1326, fatta costruire da Perugia per meglio controllare la città conquistata e che, in origine, era circondata da un fossato e contava ben 5 torri. Ancora oggi al suo interno sono visibili tanti degli accorgimenti utilizzati per rendere inespugnabile questa costruzione difensiva: le feritoie per scagliare frecce, rari esempi di faretre a muro, le aperture per versare l’olio bollente, le postazioni dove in tempi relativamente più recenti trovarono posto i cannoni, i fori dove veniva montata una sorta di passerella per raggiungere il terrazzo sulla sommità della torre da dove, in caso di sommosse, con l’utilizzo di un braciere venivano lanciati segnali avvistabili dalla lontana Perugia.

In questa che fu anche una prigione, con tanto di sotterranei, la gravità della pena era testimoniata dalle porte delle celle che erano maggiormente bardate in caso di detenuti ritenuti più pericolosi.

Raggiunto l’interno dell’Oratorio di San Bartolomeo la guida ha illustrato in modo molto dettagliato il grande affresco presente sulla parete di fondo, realizzato nella seconda metà del XIV secolo da Il Pellicciaio e raffigurante La Crocifissione.

Al centro della composizione c’è il Cristo crocifisso contornato da angeli piangenti, più in basso, riconoscibili dai cartigli che recano in mano, i profeti e ai piedi della croce la Madonna, San Giovanni, San Bartolomeo, San Francesco, San Antonio e San Ludovico di Tolosa.

Particolare la scelta di raffigurare alla sommità un pellicano. L’uccello che per nutrire i piccoli in caso di necessità arriva a strapparsi la propria pelle si sacrifica come il Cristo che si è immolato per salvare gli uomini.

Nella Chiesa di Santa Maria dei Servi abbiamo potuto ammirare un affresco del Perugino, nascosto per secoli da una intercapedine, fu riportato alla luce solo nel 1834 durante dei lavori. Tra i personaggi raffigurati nella scena della Deposizione dalla Croce particolare curiosità desta, sia per postura, sia per abbigliamento, la figura ai piedi della croce, forse lo stesso committente dell’opera che vigila sulla sua esecuzione. Altra curiosità osservabile ad esempio nel personaggio in basso a destra è l’apparente presenza del sesto dito del piede, in realtà il tentativo de il Perugino di dare un senso prospettico all’estremità del personaggio.

Al piano interrato, nel Museo Civico, è stato possibile osservare, ma non fotografare, una serie di pregevoli reperti etruschi provenienti dalla tomba rinvenuta a San Donnino nel 2015 e appartenuti alla ricca famiglia Pulfnas, originaria di Chiusi. Dal racconto appassionato della guida, che ha direttamente partecipato al loro recupero, abbiamo appreso tantissimo sulle tre urne cinerarie e i due sarcofagi monumentali rinvenuti. Uno di questi ultimi deve essere ancora aperto, sebbene la presenza di un diverso stucco proprio sulla chiusura lasci intuire che dopo la sepoltura sia già stato aperto e richiuso, probabilmente ad opera delle stesse popolazioni etrusche.

Panicale

Il grazioso borgo di Panicale ci ha accolto con una bellissima vista sulla vallata e sul Lago Trasimeno, la guida ci ha raccontato che in alcuni momenti il colore dell’acqua assume una intensa colorazione verde.
Con un breve tragitto a piedi abbiamo raggiunto l’Oratorio di San Sebastiano che custodisce al suo interno il grande affresco realizzato attorno al 1505 dal Perugino e raffigurante Il Martirio di San Sebastiano. I colori luminosi e la grandi finestre disegnate dalle quali si intravede il lago in lontananza sembrano dar luce all’intera chiesa. Il paesaggio, ha sottolineato la guida, diviene qui parte integrante della scena e non un semplice sfondo, nell’insieme quello che l’osservatore ne riceve è un forte senso di tranquillità. Provare per credere!

Accedendo da Porta Perugina ci siamo recati in Piazza Umberto I, molto caratteristica, tranquilla ed accogliente in una inattesa giornata di sole. Impossibile non approfittarne per mangiare sui tavoli all’aperto di uno dei locali che affacciano proprio sulla piazza.

Paciano

Nel pomeriggio la visita è proseguita nel borgo di Paciano dove abbiamo avuto accesso a Palazzo Baldeschi. Dal bel giardino rinascimentale che ospita un roseto e grandi piante di agrifoglio si può godere di una vista sulle verdi colline circostanti e sul Lago Trasimeno, ben visibile in lontananza. Nel museo allestito al suo interno, il Trasimemo, sono preservati oggetti e strumenti di lavoro dell’artigianato locale. Antichi mestieri che divengono punto di partenza per numerose attività didattiche legate alla lavorazione della ceramica e alla produzione tessile. Qui i turisti possono scegliere di dedicarsi alla creazione di manufatti in ceramica: gli oggetti realizzati durante il laboratorio in genere vengono ritirati successivamente, dopo la fase di cottura.

Per chi voglia sperimentare la produzione tessile c’è la possibilità di partecipare ad attività dove con coloratissimi filati si impara a destreggiarsi tra trama ed ordito. Che bello è stato curiosare all’interno della bottega di un’artigiana locale, tra i vivacissimi tessuti dei manufatti e il caratteristico odore dei filati!

Passeggiando per gli stretti vicoli abbiamo scoperto una curiosità che riguarda i numeri civici del paese, tutti realizzati con deliziose mattonelle in ceramica sulle quali sono raffigurati fiori, diversi per ogni via.

All’interno della Pinacoteca (aperta solo su prenotazione) ci siamo soffermati ad osservare un grande affresco datato 1452 e commissionato dalla Confraternita del Santissimo Sacramento. La guida ci ha spiegato come l’opera non abbia un particolare valore artistico, ma presenti invece un grande valore didascalico grazie ad alcune particolarità: uno dei ladroni è raffigurato mentre sputa l’anima, l’altro invece è colto nell’atto di presentare la propria anima a Dio; sui vessilli è presente l’immagine dello scorpione, che la simbologia del tempo associava agli ebrei, mentre la scritta S.P.Q.R. rimanda ai Romani, coloro cioè che uccisero Cristo. Quelle che sembrano bizzarre mutande che nascondono le nudità dei crocifissi furono in realtà aggiunte in un momento successivo alla realizzazione dell’affresco al fine di evitare problemi con organi di controllo superiori.

Piegaro

Il tour si è concluso con la visita ad un bell’esempio di archeologia industriale: il Museo del Vetro di Piegaro. La lavorazione del vetro in questa zona ha una storia davvero antica. Già nel 1300 si lavorava questo materiale per la realizzazione delle vetrate del Duomo di Orvieto. L’antica fabbrica fu dismessa nel 1968 poichè l’attività venne trasferita altrove. Il vecchio complesso è rimasto per decenni inutilizzato fino alla realizzazione dell’attuale museo inaugurato nel 2009.
Si tratta dell’unico museo che ha sede dentro la stessa fabbrica e ancora oggi conserva una imponente ciminiera, i gradi forni a legna e la massa dell’ultima colata di vetro, ormai solidificata all’interno di una grande vasca.
Molto suggestiva l’antica sala a volte e interessante la raccolta dei numerosi oggetti che uscivano dalle mani degli artigiani. In stanze dedicate abbiamo potuto visitare anche i colorati laboratori nei quali si realizzano corsi su diverse tecniche di lavorazione di questo materiale, molto apprezzati dai bambini.

Non c’è che dire, la partecipazione all’Educational è stata una giornata intensa, ma allo stesso tempo rilassante. Una giornata piena di cose interessanti e di bellezza racchiusa nelle opere d’arte, nel paesaggio, ma anche nell’incedere lento attraverso vicoli e luoghi dove la parola frenesia sembra proprio non avere trovato fortuna e dove fermarsi a riflettere e godere della bellezza è ancora una reale possibilità.

Un ringraziamento particolare va alle guide turistiche ed escursionistiche, agli animatori e agli operatori didattici che ci hanno accolto e raccontato questo territorio con una professionalità ed un entusiasmo non comuni e che mi hanno piacevolmente sorpreso.

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Catia Moroni

Umbra, laureata in economia e commercio e con una lunga esperienza come analista funzionale, e-tourism marketing specialist. Sono curiosa, innamorata della natura, di ogni cosa mi piace esplorare quello che c’è dietro, l’essenza oltre l’apparenza.

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  1. […] visitato il Museo del Vetro qualche tempo fa, durante l’Educational Tour nelle “Terre del Perugino” che ha avuto come ultima tappa proprio il borgo di […]

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