Il Patrimonio Unesco in Sardegna

Patrimonio Unesco in Sardegna

Spiagge meravigliose e acque cristalline, paesaggi selvaggi e incontaminati, una cultura antica che cattura e affascina i visitatori di tutto il mondo: la Sardegna è tutto questo e molto altro ancora, e i tesori da scoprire su questa meravigliosa isola sono davvero moltissimi, alcuni dei quali sono entrati nella lista del Patrimonio dell’Umanità protetta dall’UNESCO.

Oggi parleremo di ciò che l‘UNESCO ha identificato come Patrimonio dell’Umanità in Sardegna, e questa volta non si tratta soltanto di luoghi, ma anche di tradizioni che hanno meritato di essere inseriti nell’elenco del Patrimonio Immateriale

Barumini e la civiltà nuragica 

Inserito tra i beni Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il sito archeologico Su Nuraxi di Barumini è il maggiore esempio della civiltà nuragica in Sardegna. Tra i criteri indicati dall’UNESCO per questo luogo: 

(i) rappresentare un capolavoro del genio creativo dell’uomo;
(iii)
 essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa;
(iv)
 costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustri una o più importanti fasi nella storia umana

In particolare, il nuraghe è stato considerato “una eccezionale risposta alle condizioni politiche e sociali facendo un uso creativo e innovativo dei materiali e delle tecniche disponibili presso la comunità preistorica dell’isola”.

Le origini della civiltà nuragica sarda, con le sue caratteristiche costruzioni megalitiche, risalgono a circa 3.500 anni fa. In Sardegna si contano più o meno 7000 nuraghi, tipici edifici a forma di cono, che arrivavano fino a 25-30 metri d’altezza. Si pensa che intorno all’età del ferro, le persone cominciassero a cercare protezione raggruppandosi intorno a queste torri, trasformandoli quindi in piccoli centri urbani abitati da militari e artigiani.

Su Nuraxi  è infatti un vero e proprio villaggio, con diverse torri collegate da mura difensive, costruite con grandi massi. L’edificio principale sembra infatti un vero e proprio castello, intorno al quale sono disseminate costruzioni più piccole in cui non è difficile immaginare scene della vita quotidiana dei primi abitanti di questi luoghi. 

Il parco di Tepilora

Il Parco Naturale Regionale Tepilora, che si estende per circa 8000 ettari in provincia di Nuoro, è stato recentemente dichiarato dall’UNESCO “Riserva della Biosfera”. Questa importante qualifica viene assegnata alle aree in cui l’ecosistema e la sua biodiversità vengono tutelati attraverso attività di ricerca, controllo, formazione e utilizzo sostenibile delle risorse all’interno del programma MAB – Man and  the Biosphere.

Dal Monte Tepilora, nei pressi del quale nidifica l’Aquila Reale, fino al Rio Posada, il parco è un paradiso verdeggiante tutto da scoprire. Nel sito ufficiale sono disponibili mappe e descrizioni di itinerari e sentieri che attraversano l’oasi per gli amanti del trekking e dell’escursionismo. Gli appassionati di storia invece non potranno perdersi la visita a Bitti  con il Museo Multimediale del Canto a Tenore e il sito Su Romanzesu, e i caratteristici comuni di Posada, Torpè  e Lodè.

Il Canto a Tenore

Il cantu a tenore è un canto corale tradizionale sardo, le cui origini sono molto antiche: alcuni ritengono infatti che esso sia nato durante il periodo nuragico.

Il coro è composto da quattro voci:  tre sarebbero l’imitazione dei versi degli animali  (bue, pecora e agnello): su bassu (il basso), sa contra (il baritono), sa mesu boche (il contralto) mentre sa boche (il solista) interpreta l’uomo che controlla la natura. Tradizionalmente il coro canta ballate d’amore o serenate notturne, argomenti umoristici oppure canti per accompagnare le danze. 

Iscritto nel 2005 nella lista del Patrimonio orale e immateriale dell’Unesco che preserva la grande ricchezza culturale delle tradizioni folkloristiche in tutto il mondo per evitarne la scomparsa, questa forma d’arte musicale è diffusa nella zona centro-nord della Sardegna. L’Unesco ha riconosciuto al Canto a Tenore un “grande valore nel panorama musicale etnico del Mediterraneo per ricchezza timbrica e armonica”.

Le Macchine dei Santi

La Rete delle grandi macchine a spalla è un’associazione nata nel 2006, ed include la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Festa dei Gigli di Nola, la Varia di Palmi e la Faradda di li candareri di Sassari. Nel 2013 la rete è stata inserita nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. Le macchine a spalla italiane fanno parte dell’antica tradizione di costruire strutture votive da portare in spalla durante le processioni. Principalmente di natura religiosa, queste strutture sono diventate sempre più elaborate e complesse, attingendo al sacro e al profano e agganciandosi a storie e leggende locali.  Nel corso dei secoli questo tipo di festa ha rischiato di cadere nell’oblio, e la tutela dell’Unesco interviene proprio per garantire che non vengano dimenticate.

Faradda di li candareri Sassari
Faradda di li candareri Sassari (Foto di Paolo Fusco su Flickr)

La faradda de li candareri (la discesa dei candelieri) è la festa manna (festa grande) che si svolge a Sassari il 14 agosto, la vigilia della festa della Madonna Assunta.  La tradizione sembra aver avuto origine in seguito al voto alla Madonna, che aveva salvato la città dalla peste. Il voto fu stretto dai maggiori gremi (associazioni di arti e mestieri) che si impegnarono a portare in processione ogni anno i candelieri fino alla Chiesa di  Santa Maria di Betlem. Attualmente i gremi ammessi a partecipare sono 12 e tra i ceri ce n’è anche uno costruito dai detenuti di San Sebastiano. Il passaggio dei candelieri tra la folla è accompagnato dalla musica della banda (in particolare tamburo e piffero) e durante il loro percorso i ceri si incontrano, si “inchinano” (arrivando a toccarsi durante “il bacio”) e “ballano”: più un cero sarà baddarinu (ballerino) migliore sarà l’annata. 

Hai visitato uno di questi luoghi o hai partecipato a una di queste tradizioni? Raccontaci la tua esperienza nei commenti. 

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Angelica Scognamiglio

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