Quattro misteri nel cuore di Napoli

Napoli Piazza del Gesù

Napoli città millenaria, crocevia di culture dove popoli, tradizioni, religioni e superstizioni si sono mescolate creando una trama fittissima in cui la verità storica si fonde e si confonde con il mito. Oggi vi racconto quattro tra i più noti misteri del centro storico, leggende in cui personaggi e luoghi sono entrati nell’immaginario collettivo  per le loro caratteristiche anomale ed eccezionali. 

Il nostro viaggio di oggi comincia da Piazza del Gesù Nuovo, la vivacissima piazza affacciata su Spaccanapoli, in pieno centro storico e nel cuore della zona universitaria. Frequentatissima sia di giorno che di notte, questa parte di Napoli è fra le più dense di monumenti, bellezze artistiche e storiche. A pochi passi l’uno dall’altro ci sono quattro simboli della città, quattro luoghi famosi per l’arte, la cultura e la religione e che conservano la storia e le storie di un passato che è diventato leggenda. 

Napoli Piazza del Gesù
Napoli, Obelisco di Piazza del Gesù

1. I due volti della statua

In Piazza del Gesù Nuovo, noterete subito l’obelisco in marmo dedicato all’Immacolata. Costruita per volere dei gesuiti, tramite colletta pubblica a metà del ‘700, l’obelisco è un chiaro esempio di arte barocca. La statua della Madonna in cima alla colonna ha dato origine a un curioso mistero: guardandola da una certa angolazione e in certe ore del giorno,  sembra assumere le fattezze di una ben più oscura figura incappucciata che tiene in mano una falce. Le teorie sulla casualità di questo fenomeno sono molte,  la leggenda vuole che questo effetto ottico sia stato studiato appositamente per omaggiare la Santa Muerte o qualche altra raffigurazione della morte. Per verificare con i vostri occhi, alzate lo sguardo verso le spalle della statua, meglio se all’imbrunire, e lasciatevi guidare dall’immaginazione. 

Piazza del Gesù, con la Chiesa del Gesù nuovo (a sinistra); il campanile di Santa Chiara (sullo sfondo) e parte della facciata di Santa Chiara (a destra)
Piazza del Gesù, con la Chiesa del Gesù nuovo (a sinistra); il campanile di Santa Chiara (sullo sfondo) e parte della facciata di Santa Chiara (a destra)

2. La facciata del mistero

La leggenda della“morte in Piazza del Gesù” si abbina molto bene ai misteri legati alla Chiesa del Gesù nuovo che dà il nome alla piazza.  La facciata della chiesa  ha un aspetto insolito, priva delle classiche vetrate, rosoni, senza guglie né campanile visibile. La parete è composta da pietre sporgenti a punta di diamante che compongono il cosiddetto “bugnato”, sul lato delle pietre sono incisi simboli misteriosi, su cui circolano ancora oggi diverse teorie.  Una delle spiegazioni ritiene che questi simboli avrebbero dovuto attirare energia positiva dentro l’edificio e far uscire quella negativa. Qualcosa dovette però andare storto durante la costruzione, poiché la nobile famiglia Sanseverino, proprietaria dell’edificio, andò incontro a sventure e disgrazie che per uno strano gioco di intrecci spiegano anche l’aspetto inusuale di questa chiesa. Ultimato nel 1470, l’edificio non era affatto una chiesa, bensì un sontuoso palazzo con sale e giardini, voluto dal principe Roberto Sanseverino. Dopo alterne vicende, il palazzo fu definitivamente confiscato alla famiglia e venduto all’ordine dei gesuiti che demolirono completamente gli interni lasciando intatta solo la facciata. La trasformazione in chiesa fu completata tra il 1584 e il 1601, ma anche i gesuiti ebbero vita travagliata nella storia della città di Napoli: furono più volte allontanati e poi riammessi, mentre la chiesa passava da loro ai francescani e poi di nuovo ai gesuiti. L’edificio fu oggetto di molti interventi di riparazioni e ristrutturazioni a causa di un incendio nel 1639 e due crolli della cupola: tutti eventi interpretati come prove a supporto della malasorte che affliggeva il luogo. Durante la seconda guerra mondiale una bomba sganciata da un aereo colpì la navata centrale, rimanendo però miracolosamente inesplosa. L’interno della chiesa del Gesù Nuovo è uno dei più famosi esempi di barocco napoletano, riccamente decorata dai maggiori artisti della città. Nella chiesa sono anche conservati parte del mobilio, documenti, oggetti e il corpo di San Giuseppe Moscati, il “medico dei poveri” canonizzato nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II

3. La regina triste

Il monastero di Santa Chiara è uno dei luoghi più amati di Napoli, ammantato di un fascino particolare che ha ispirato artisti e parolieri. Costruita nel 1300 in stile gotico per volontà del re Roberto D’Angiò e la sua consorte Sancha de Maiorca,  la basilica ha oggi un aspetto particolare: la facciata e gli interni stupiscono per la loro essenziale semplicità senza fronzoli e decorazioni. L’aspetto attuale della chiesa è una conseguenza del bombardamento alleato avvenuto il 4 agosto 1943, durante il quale la chiesa fu distrutta  a causa di un devastante incendio che bruciò per due giorni.  Il fuoco distrusse sia gli affreschi risalenti all’epoca dell’edificazione nel Trecento che quelli realizzati durante la ristrutturazione barocca settecentesca; i successivi lavori di restauro terminarono nel 1953 riportando la chiesa al suo aspetto originale medioevale. Le sculture, i marmi e gli altri reperti recuperati durante il restauro sono esposti al Museo dell’Opera dentro il complesso di Santa Chiara. Il complesso monastico ha quattro chiostri, il più famoso è il chiostro delle clarisse  chiostro maiolicato. Domenico Antonio Vaccaro, celebre artista napoletano, fu chiamato a operare quello che oggi si definirebbe restyling del chiostro. Rispettandone la struttura, Vaccaro lo fece decorare con maioliche decorate con scene bucoliche tipiche dell’epoca. Il risultato è un capolavoro di fusione tra epoche e stili diversi, che rendono questo luogo unico. Una passeggiata in questo giardino ameno, dentro la città ma separato dal caos, è un’esperienza suggestiva, resa ancora più particolare dalla leggenda della misteriosa donna che qui si aggira. Non è dato sapere con certezza a chi appartenga la spettrale figura velata che passeggia a capo chino per il chiostro. Che sia lo spettro della pia Sancha de Maiorca che dopo aver dismesso gli abiti da regina  prese i voti e si ritirò in questo monastero, finendo i suoi giorni in clausura nel 1345? Oppure quello di sua nipote la regina Giovanna I d’Angiò, assassinata per motivi politici nel 1382 e sepolta in luogo non rivelato? Chiunque ella sia, non sembra essere felice della sua condizione e i visitatori dovrebbero guardarsi bene dal disturbarla. Si dice che il fantasma pianga sommessamente e rimanga quasi sempre a capo chino: raramente alza lo sguardo su coloro che incontra e quando lo fa, non è un buon augurio per il malcapitato, che andrebbe incontro a una fulminea fine.

Cappella Sansevero, interno
Cappella Sansevero, interno (foto di foto di David Sivyer su Flickr – CC BY-SA 2.0)

4. Il principe oscuro

Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, talmente celebre a Napoli da essere conosciuto soltanto con l’appellativo “il Principe” è una figura controversa ed enigmatica su cui ancora oggi si cerca di fare chiarezza. Uomo dai moltissimi interessi, dall’arte alle scienze, eclettico inventore, massone illuminista e studioso dell’occulto, gli furono attribuiti misfatti di ogni tipo. La testimonianza di una personalità tanto complessa rimane l’eccezionale Cappella Sansevero, la ex chiesa privata collegata con un ponte al palazzo di famiglia, è stata sconsacrata ed è divenuta museo che custodisce indescrivibili meraviglie e misteri. Non sono sufficienti le parole a descrivere l’eccezionale bellezza e la straordinaria precisione dei dettagli del Cristo Velato. La statua sembra avere un potere magnetico: lo sguardo vi rimane attaccato alla ricerca del segreto di quella figura insieme solida e delicata che sembra potersi muovere da un momento all’altro. Tra simboli massonici, statue e monumenti, tutta la cappella sembra parlare un linguaggio misterioso, riservato solo ai pochissimi adepti di una qualche setta, ma se le reali intenzioni del principe restano enigmatiche, bellezza e meraviglia non abbandonano mai il visitatore.
Secondo Benedetto Croce, il principe era considerato  “l’incarnazione napoletana del dottor Faust”  un uomo “che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura”. Accusato – tra le altre cose – di aver ucciso 7  cardinali, utilizzandone poi le ossa per farne sedie; di aver accecato Giuseppe Sammartino, l’autore della prodigiosa statua del Cristo Velato, e che anzi la perfezione e delicatezza del drappeggio del velo di marmo sul corpo del Cristo fosse in realtà il risultato di un qualche misterioso processo alchemico. Si ritenne infine che il principe avesse ucciso ed imbalsamato due dei suoi servitori, per mummificarne soltanto l’apparato circolatorio, creando così le due Macchine Anatomiche attualmente visibili nella cappella. Ai piedi del corpo del modello femminile era addirittura deposto un feto, ancora legato alla placenta, rubato negli anni ’90 e mai più ritrovato.  

Le leggende di Napoli sono moltissime e di ogni storia esistono tante versioni e varianti. Tu ne conosci qualcuna? Raccontamela nei commenti!

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Angelica Scognamiglio

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