La biccicuta: la figlia segreta della torta di Pasqua

Biccicute

Una piccola bambola fatta con lo stesso impasto della tradizionale torta di Pasqua umbra, che in alcune famiglie veniva regalata ai più piccoli. Una tradizione che continua e acquista nuovi significati.

Nella settimana che precede la Pasqua tante cucine umbre tornano a riempirsi del profumo intenso della torta di Pasqua al formaggio appena sfornata. Una tradizione che si rinnova ogni anno e che continua a riunire le famiglie attorno a quello che è un vero e proprio rituale di preparazione alla Pasqua.

Una cosa seria

Dalle mie parti, la zona del marscianese, fare le torte al formaggio è sempre stata una cosa seria. Dai miei ricordi di bambina riaffiorano immagini di donne intente a preparare e pesare notevoli quantità di ingredienti, a mescolare e sbattere energicamente l’impasto, perché “più mescolavi e più la torta si sarebbe sollevata e venuta buona”, di uomini indaffarati a scaldare il forno a legna perché fosse già pronto alla giusta temperatura nel momento esatto in cui le torte erano lievitate al punto giusto, quello in cui quasi tracimavano dallo stampo e bisognava infornarle.

Le mani di mia nonna

Ma c’era un momento in cui tutto questo andirivieni frenetico si placava, iniziava la magia e nasceva la biccicuta.

Le mani nodose da gran lavoratrice di mia nonna cominciavano a raschiare tutt’attorno il recipiente dell’impasto, ripulendolo a dovere e, assieme a quello che era avanzato dalla preparazione delle torte, dopo l’aggiunta di un po’ di farina per aumentare la consistenza, cominciava a modellare due pupazzetti dalla forma stilizzata che lasciava adagiati sulla spianatoia.

Sottolineando il suo lavoro ci diceva che la biccicuta doveva essere creata sottile sottile, che poi in forno sarebbe diventata più tonda grazie al lievito nell’impasto. A me e mio fratello lasciava il compito di decorarle con grani di pepe e chiodi di garofano sistemati a formare occhi e bottoni di una invisibile giacca. Alla mia aggiungevo sempre dei fili di impasto per dei lunghi capelli. Mio fratello, più sbrigativo, saltava il passaggio e la sua rimaneva inesorabilmente pelata!

Iniziava poi l’attesa e, mentre torte e biccicute venivano affidate al forno per la cottura e mamme e nonne ripulivano la cucina, c’era ancora spazio per i racconti di tempi passati in cui i giocattoli esistevano ed erano anche molto belli, ma non c’erano per tutti e allora si creavano con quello che si aveva a disposizione. Racconti di fionde fatte con rami di olmo e strisce di gomma di vecchie camere d’aria delle bici, di palloni realizzati con stracci, di giochi fatti con barattoli vuoti e della immancabile biccicuta: bella, profumata, qualcosa con la quale giocare, ma anche tutta da gustare.

Biccicuta

La biccicuta ai nostri giorni

Ancora oggi nelle cucine di alcune zone in Umbria, assieme alla torta di Pasqua, molte famiglie continuano a preparare la biccicuta. Tra queste c’è anche la mia. A realizzarla ora è la mia mamma assieme ai suoi nipoti, i miei figli.

Stesse modalità: per crearla si utilizza fino all’ultima briciola di impasto avanzato dalla preparazione delle torte, perché come allora nulla vada sprecato, e riunendo possibilmente tutta la famiglia in quello che diventa un momento di pura creatività che accomuna diverse generazioni. La tradizione continua, i racconti si moltiplicano, cambiano i tempi, ma resta immutata la gioia dei bambini nel ricevere la propria biccicuta.

E voi la biccicuta l’avete mai assaggiata? In alcuni forni umbri, durante il periodo pasquale, è possibile acquistarla: un regalo originale da fare ai bambini che sicuramente apprezzeranno.

[Immagine torta di Pasqua: di Cantalamessa, CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) via Wikimedia Commons]
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Catia Moroni

Umbra, laureata in economia e commercio e con una lunga esperienza come analista funzionale, e-tourism marketing specialist. Sono curiosa, innamorata della natura, di ogni cosa mi piace esplorare quello che c’è dietro, l’essenza oltre l’apparenza.

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