In visita alla città di Fermo

Fermo

Collocata su un colle che domina la vallata circostante, a pochi chilometri dal mare, Fermo ha molto da offrire ai suoi visitatori: una storia antica che si respira percorrendo le vie della città. Innamorarsene è stato facile.

Che Fermo fosse una città interessante avrei dovuto immaginarlo perché, non molto tempo fa, un’amica mi aveva detto: <<Ora vivo a Fermo, una bellissima città, vieni a trovarmi!”

Le sue parole non sono state smentite e, capitata in questa città per caso, ho passato un piacevole pomeriggio passeggiando per le sue vie; un tempo sicuramente non sufficiente per vedere tutto quello che avrei voluto e valido motivo per pianificare presto una prossima visita.

Guadagnando il centro

Lasciata l’auto appena fuori dalle antiche mura della città, il benvenuto mi è stato dato dalla Fonte di San Francesco da Paola. Costruita nel 1320 per dissetare i viandanti e gli animali e per lavare i panni, ha preso il nome dal convento dei Frati Minori che è nelle vicinanze.

Fermo

Poco distante si trovano i resti delle antiche mura romane e maestoso si erge l’abside della Chiesa di San Francesco.

Superata per grandezza solo dal Duomo, la chiesa, costruita a partire dal 1240, costituisce uno dei principali esempi di edificio in stile gotico della Regione. Le sue dimensioni sono davvero notevoli. L’edificazione dell’adiacente torre campanaria viene datata attorno al 1425.

Da qui ho iniziato la mia ascesa verso il centro storico della città scoprendo, passo dopo passo, che le vie in salita, realizzate con i sanpietrini, si percorrono meglio senza i tacchi. Giunta all’incrocio con Corso Cefalonia ho però capito che il mio sforzo era stato ampiamente ripagato.

L’accesso alla piazza principale della città avviene attraverso un arco già di per sé spettacolare dal quale si intravvede il Palazzo dei Priori con la sua caratteristica gradinata doppia, sormontata dalla statua in bronzo di Sisto V. Entrando in piazza il colpo d’occhio è davvero sorprendente.

Fermo

Un grande salotto

Piazza del Popolo può essere considerata il cuore della città. Dalla forma stretta e allungata, delimitata sui lati maggiori da due caratteristiche file di logge, vi si affacciano numerosi palazzi storici.

All’interno di Palazzo dei Priori si trova il polo museale con, al primo piano, una sezione del Museo Archeologico che custodisce reperti di epoca preromanica datati tra il IX e il III secolo a.C., testimonianza delle antichissime origini della città.

Al secondo piano si trova invece la Pinacoteca Civica che, accanto a molte opere di pregio, include nel suo percorso la Sala del Mappamondo, un ambiente davvero particolare con i suoi numerosi volumi sistemati su altissime scaffalature che arrivano fino al soffitto, interamente realizzato in legno.

La sala prende il nome dal grande mappamondo che troneggia al suo interno. Gli antichi libri, provenienti per lo più dalla collezione del medico fermano Romolo Spezioli, trattano un’ampia serie di argomenti che vanno dalla medicina e botanica alla geografia e cosmografia, ma anche alchimia e arte culinaria.

Sulla bella piazza si trovano anche il Palazzo Apostolico e il Palazzo del Popolo.

Molto caratteristici e ben curati sono pure i locali che sono tutt’attorno alla piazza. Sedersi a prendere un caffè o mangiare qualcosa in tutta tranquillità è quasi d’obbligo e permette di godere a pieno di questo angolo di rara bellezza.

Salendo ancora

Proseguendo la mia visita ho raggiunto la sommità del Colle Sàbulo giungendo al Piazzale del Girfalco (o Girifalco), un’ampia e curata area verde con alberi secolari, luogo molto tranquillo e ben attrezzato per i giochi dei bambini.

Si tratta di un posto ideale per sedersi a riposare all’ombra dei grandi alberi ed è anche un ottimo punto di osservazione del panorama circostante, che consente di spaziare con lo sguardo dai Monti Sibillini fino alla Riviera del Conero.

Sullo sfondo del piazzale, si erge la grande Cattedrale dedicata all’Assunta. L’edificio ha una storia molto complessa, che ne spiega lo stile non omogeneo. La prima chiesa fu realizzata a partire dal 1227 sui resti, osservabili nell’ipogeo, di un antico edificio paleocristiano del V secolo, successivamente ampliato e poi distrutto nel 1776.

L’attuale edificio fu costruito a partire dal 1240 e terminato solo nel 1425, ma nel corso del tempo numerosi sono stati gli interventi di adeguamento e consolidamento.

Sulla bianca facciata asimmetrica, in stile romanico-gotico, spiccano un bel rosone, che sormonta un portale incorniciato da un arco a tutto sesto finemente decorato, e la bella torre quadrangolare. Al suo interno, suddiviso in tre grandi navate, si possono osservare: un sarcofago ed un mosaico raffigurante dei pavoni, entrambi di origine paleocristiana, dei preziosi affreschi riscoperti durante delle opere di restauro e delle belle vetrate realizzate negli anni cinquanta.

Alla prossima visita

Tra le cose che non sono riuscita a vedere, ma che sicuramente non voglio perdermi nella prossima visita c’è sicuramente il Teatro Comunale dell’Aquila che, con i suoi cinque ordini di palchi, una capienza di mille posti, la sua particolare acustica e il bel soffitto affrescato è considerato una delle più belle strutture presenti in Italia. Sicuramente da vedere e, possibilmente con una guida, per scoprire tutto, ma proprio tutto di questo famoso teatro.

Da non tralasciare nemmeno una visita guidata alle Cisterne Romane, sorprendente opera di ingegneria, risalente al I secolo d.C., costituita da un complesso di trenta camere comunicanti, adibito allo sfruttamento delle acque sorgive.

Qui una mappa dei luoghi citati:

Appuntamento dunque alla prossima visita a Fermo! Se vi capita di andarci, fateci sapere come è andata e, se avete un po’ di tempo in più, non perdetevi una passeggiata al vicino borgo di Torre di Palme, da poco entrato nel Club dei Borghi più Belli d’Italia.

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Catia Moroni

Umbra, laureata in economia e commercio e con una lunga esperienza come analista funzionale, e-tourism marketing specialist. Sono curiosa, innamorata della natura, di ogni cosa mi piace esplorare quello che c’è dietro, l’essenza oltre l’apparenza.

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