Civita di Bagnoregio: le sorprese di un luogo da fiaba

Civita di Bagnoregio

Sono andata a visitare Civita di Bagnoregio, “la città che muore” e ho scoperto un luogo davvero unico. Immerso in un paesaggio inconsueto e spettacolare, il borgo è un concentrato di sorprese e di contrasti che lasciano il segno.

Ci sono tante cose che sorprendono di Civita di Bagnoregio. L’aspetto ruvido e spigoloso delle torri e delle mura a picco sullo strapiombo, che danno allo stesso tempo una sensazione di precarietà e solennità. La storia millenaria che fin dalla fondazione in epoca etrusca sembra essere segnata da un destino fragile ma che ha resistito all’erosione, all’acqua, al vento, ai terremoti per arrivare fino a oggi, meta di visitatori da tutto il mondo. Un misto di sacro e profano che intreccia santi, miracoli, scienziati, geologi, pellegrini e turisti.

Civita, minuscola frazione del più grande comune di Bagnoregio – uno dei Borghi più belli d’Italia, è nota come “la città che muore”,  dalle parole di Bonaventura Tecchi, scrittore nato proprio a Bagnoregio: 

La fiaba del paese che muore – del paese che sta attaccato alla vita in mezzo a un coro lunare di calanchi silenziosi e splendenti, e ha dietro le spalle la catena dei monti azzurri dell’Umbria – durerà ancora

La sorte dell’antico borgo è stata ed è tuttora a rischio, a causa delle caratteristiche geologiche della valle in cui si trova. Già gli etruschi, che fondarono la città e la resero un centro fiorente, misero in atto opere ingegneristiche per arginare il problema dell’erosione che affligge le rocce su cui è costruita: la particolare conformazione del terreno di quest’area, provoca un fenomeno geomorfologico che produce dei solchi profondi e ramificati rendendo il suolo instabile e crea lo scenario suggestivo e insolito della Valle dei Calanchi.

Come nelle migliori storie d’avventura, arrivare a Civita  richiede un minimo di impegno: il borgo è collegato alla “terraferma” da un’unica via d’accesso, un lungo viadotto in salita che vi darà letteralmente la sensazione di ascendere a un luogo da fiaba. Il ponte, crollato e ricostruito  nel 1965, è lungo circa 300 metri, e offre una visuale spettacolare sulla cittadella e sulla Valle dei Calanchi, con le fiancate biancogrigie delle colline scavate da nere e minacciose fenditure molto profonde.

bagnoregio

Nel corso dei secoli, l’instabilità del territorio ha portato al graduale abbandono del centro abitato, che oggi conta solo una decina di residenti.  Ma non aspettatevi un borgo abbandonato o una città fantasma, anzi.  Nei week-end e nelle belle giornate di sole incontrerete molti turisti seduti ai tavolini dei bar e ristoranti del piccolo borgo, o intenti a fare shopping di souvenir nei negozietti che colorano i vicoli e le stradine.

Fa uno strano effetto notare ciò che rimane dei muri e degli edifici parzialmente crollati a causa dell’erosione, che sembrano quasi caparbiamente resistere, in bilico sullo strapiombo. Passeggiare per il borgo – e scoprire angoli fioriti accanto agli scheletri di antichi palazzi di cui rimangono solo una colonna, una finestra che non può più chiudersi,  una porta che non può più aprirsi – dà l’esatta percezione della fragilità di questo luogo e della grande forza di volontà di tutti coloro che si impegnano ogni giorno per proteggerlo e salvaguardarlo. A Civita è possibile visitare il Museo Geologico e delle Frane, per scoprire quali sono i processi che rendono così precario questo suolo e  soprattutto cosa si è fatto e cosa si potrebbe fare per migliorare la stabilità del territorio.

Tra i tanti avvenimenti che hanno segnato la storia di questi luoghi, ce n’è uno che viene ancora oggi ricordato da migliaia di persone. Nel 1218  nacque a Bagnoregio Giovanni Fidanza: secondo la tradizione, il piccolo Giovanni incontrò e fu guarito da San Francesco in persona, il quale gli augurò la buona sorte esclamando “Oh, bona ventura”. Il piccolo Giovanni divenne quindi Bonaventura, e intraprese il cammino spirituale sulle orme di San Francesco entrando nell’ordine dei Frati Minori. Stimato teologo e filosofo, amico di San Tommaso d’Aquino, è stato il più importante biografo di San Francesco e infine fu a sua volta santificato con il nome di San Bonaventura da Bagnoregio.

La “grotta di San Bonaventura” è meta di pellegrinaggio per molti fedeli, poichè in questo luogo sarebbe avvenuto l’incontro tra i due santi. La caverna è in realtà  un’ antica tomba etrusca, che nel corso dei secoli è stata utilizzata come luogo di ritiro e preghiera dagli eremiti.

Aveva ragione Bonaventura Tecchi: la fiaba di questa città dura ancora, e speriamo che l’impegno e la buona volontà già dimostrata da tanti,  e in aggiunta un pizzico di buona ventura preservino questo luogo prezioso per sempre.

 

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1 Comment

  1. […] avevo già avuto modo di visitare e nelle quali torno sempre molto volentieri: Orvieto, Bolsena, Civita di Bagnoregio e […]

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