Una visita ai castelli della Valle d’Aosta

Castelli della Valle d'Aosta

Verrès, Issogne e Fénis: ti racconto degli ultimi tre castelli della Valle d’Aosta che ho visitato e quello che mi ha sorpreso maggiormente di ciascuno

Quella per la montagna è una passione che ho scoperto solo di recente e, pur continuando ad amare profondamente il mare, vivere e conoscere l’ambiente montano è stato un po’ come scoprire l’altra faccia della Luna.

Visitando la Valle d’Aosta è stato facile innamorarsi dei suoi panorami e della sua natura spettacolare, ma ho avuto anche modo di apprezzare i suoi castelli che, assieme a torri e caseforti, costituiscono una parte integrante del paesaggio e sono la testimonianza tangibile del ruolo chiave che la valle ha avuto, nel corso della storia, da un punto di vista difensivo.

Oggi ti racconto dei castelli della Valle d’Aosta che ho visitato di recente assieme alla mia famiglia. Tre castelli che da tempo desideravo conoscere e nei quali, questa volta, sono entrata con un pizzico di curiosità in più perché ero ragionevolmente certa che la visita avrebbe interessato il maggiore dei miei figli, ma non avevo idea di quale sarebbe stata la reazione del più piccolo, di nemmeno cinque anni.

Ecco dove sono stata.

Castello di Verrès

Appartenuto inizialmente ai Signori De Verretio, il castello fu completamente ricostruito e fortificato dalla famiglia Challant.
Già al primo sguardo il castello di Verrès appare come una fortezza inespugnabile, sia per la sua forma squadrata e compatta, sia per la sua posizione, tanto da sembrare un tutt’uno con le rocce sulle quali è stato edificato.

Una volta entrati, le spiegazioni della guida non fanno che confermare questa impressione ad ogni minimo dettaglio. Unico elemento che sembra avere il fine di alleggerire l’imponente struttura è la presenza di numerose finestre in stile gotico presenti su tutti e quattro i lati.

La costruzione è dotata di un ponte levatoio e sulle pareti sono visibili numerose feritoie. Veramente impressionanti sono le mura che, realizzate interamente in pietra, raggiungono uno spessore di due metri e mezzo. Notevoli sono anche l’ampiezza delle stanze e la dimensione dei numerosi camini all’interno della costruzione.

Nel cortile interno è presente una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, che era indispensabile per la sopravvivenza durante i lunghi periodi di assedio. L’accesso ai piani superiori è possibile attraverso una scala in pietra ad archi rampanti, attualmente provvista di protezioni, aggiunte per motivi di sicurezza, ma delle quali in passato non vi era traccia.

L’atmosfera che si vive girando per le sale è cupa e austera, ma non è difficile immaginare come le cose possano cambiare in occasione del Carnevale Storico di Verrès, quando il castello torna ad animarsi con figuranti che fanno rivivere tra queste spesse mura i colori, i suoni e i sapori di un tempo ormai lontano.

Castello di Issogne

La semplicità della struttura esterna di questo castello non lascia minimamente immaginare la ricchezza di quello che è possibile vedere una volta entrati, cosa che contribuisce ad aumentare il senso di meraviglia che si prova durante tutta la visita a quello che, secondo me a ragione, può essere considerato uno dei più significativi castelli della Valle d’Aosta.

In origine si trattava di una costruzione fortificata in possesso del vescovo di Aosta, nella seconda metà del ‘300 passò in mano alla famiglia Challant che, nel corso del tempo ne fece una raffinata dimora e ne mantenne il possesso fino ai primi dell’’800.

La possibilità di vedere oggi la struttura come appariva nel periodo del suo massimo splendore si deve al pittore torinese Vittorio Avondo che acquistò il castello ormai in rovina nel 1872 e, dopo il restauro della parte architettonica, decise di riarredare le stanze con pezzi risalenti al tardo Medioevo attraverso il recupero di quelli esistenti, effettuando acquisti sui mercati antiquari o commissionando copie degli originali ad artigiani della zona.

Veramente interessanti sono gli affreschi che si trovano nell’ampio androne e sotto le logge del cortile, raffiguranti scene coloratissime e molto dettagliate della vita di un tempo. L’una accanto all’altra trovano posto tra le altre, la bottega del sarto, del fornaio, del pizzicagnolo, del macellaio, il corpo di guardia e la farmacia. I personaggi sulle pareti sembrano quasi animarsi sotto lo sguardo dei visitatori.

Al centro del cortile si trova la bellissima Fontana del Melograno, realizzata interamente in ferro battuto è probabilmente un dono di nozze che voleva simboleggiare la fertilità e l’unità della famiglia. Ad un lato del cortile trovano posto invece dei graziosi giardini all’italiana.

Entrando nelle sale del castello si rimane senza fiato. Tra soffitti a cassettoni, affreschi alle pareti e ricchi arredi, sembra veramente di fare un viaggio a ritroso nel tempo. Una ulteriore particolarità, che è possibile osservare durante la visita, è costituita dagli innumerevoli graffiti fatti sui muri dagli ospiti e dagli abitanti del castello. Segni lasciati nel corso dei secoli che, da tempo ormai sono oggetto di studi, in quanto fonte di innumerevoli informazioni, una sorta di prezioso e originale diario sul quale sono state effettuate delle annotazioni.

Castello di Fénis

Per la sua complessa struttura è tra i castelli della Valle d’Aosta che più di altri si avvicina all’idea di castello medievale.

Molto piacevole è l’atmosfera che si respira passeggiando nell’area attorno alla costruzione. Complici l’immagine del castello in lontananza, il verde dei prati e dei boschi circostanti e una grande tranquillità, è possibile rilassarsi godendo di una vista impareggiabile.

Nonostante la doppia cinta di mura merlate, la fitta presenza di caditoie e feritoie e le numerose torri, il castello non ha mai subito attacchi da nemici. Il suo ruolo sembra invece essere stato quello di testimoniare il grande potere della famiglia Challant.

Nel cortile del castello è possibile ammirare una serie di affreschi tra i quali San Giorgio che trafigge il drago, oltre ad una serie di santi che recano delle iscrizioni.

All’interno della costruzione tra le cose da segnalare c’è la cappella, collocata nella sala del trono e abbellita da pregevoli affreschi. Da notare inoltre i numerosi arredi e una serie di camini molto elaborati e ben conservati.

Prima di salutarci la guida ci ha suggerito di cercare sulle mura del castello dei bassorilievi in pietra raffiguranti delle facce, elementi messi per difendere il castello e tutti i suoi abitanti dagli spiriti maligni. Abbiamo raccolto l’invito e ci abbiamo messo del tempo ad individuarli perché poco evidenti e ben mimetizzati tra le grigie pietre delle pareti.

Quello di Fenis è l’ultimo castello che abbiamo visitato e, a giudicare dalla fatica che abbiamo fatto per guadagnare l’uscita, le mie perplessità iniziali sono state completamente fugate. Non solo il più piccolo di famiglia si è comportato benissimo durante tutte le visite fatte, ma devo ammettere che è stato tra i più interessati, perfettamente a suo agio e ha dimostrato curiosità per tutto ciò vedeva.

E tu hai mai visitato uno di questi castelli? Raccontaci le tue impressioni e dicci cosa ti ha maggiormente affascinato.

 

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Catia Moroni

Umbra, laureata in economia e commercio e con una lunga esperienza come analista funzionale, e-tourism marketing specialist. Sono curiosa, innamorata della natura, di ogni cosa mi piace esplorare quello che c’è dietro, l’essenza oltre l’apparenza.

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