Dalle scarpette da ballo alla moto senza un ragionevole perché

Moto

Ho provato a capire il percorso che ha portato una ragazza che adorava le scarpette da ballo a diventare il passeggero di una moto, ma non l’ho trovato

Da un po’ ho smesso di cercarlo, continuo ad amare la danza, a commuovermi per una bella esibizione di pattinaggio su ghiaccio o ginnastica artistica, ma sono anche tanto felice quando, rosicchiando un po’ di tempo agli impegni della famiglia, io e mio marito riusciamo a concederci un “viaggetto” in moto.

Moto

Diciassette anni fa, in pieni preparativi da matrimonio, quello che da lì a poco sarebbe diventato mio marito, mi ha detto un po’ preoccupato di avere trovato una vera occasione: una Wind Tuareg 350 in vendita ad un prezzo ragionevole. Una moto da enduro dell’Aprilia, già da tempo fuori produzione.

Tale è stato il tono della sua voce che ho capito l’importanza che attribuiva alla cosa e, siccome qualche volta avevamo espresso entrambi l’idea di provare l’esperienza di montare in sella e ci giravamo a seguire con lo sguardo ogni moto di passaggio, ho proposto di farci questo regalo per l’imminente matrimonio: niente perle, brillanti o orologi, ma una moto usata, una moto in comproprietà.

Passato il turbinio dei preparativi, con le prime uscite, mi è stato subito chiaro che seduta là dietro, con il casco in testa e un giacchetto di fortuna mi sentivo proprio a mio agio e tutto era una continua scoperta. Ecco le 3 cose che mi hanno subito colpito.

Moto

Un atto di fiducia

La prima cosa che ho imparato è che salire in moto con qualcuno è un grosso atto di fiducia. A ben pensarci, ogni volta che saliamo su un mezzo di locomozione lo è. Si tratti di auto, treno, aereo o nave mettiamo la nostra vita nelle mani di qualcun’altro, ma in moto questo si percepisce di più: guidatore, passeggero e mezzo diventano un tutt’uno, tre elementi, un solo equilibrio da mantenere, nessun errore ammesso.
Affrontare una curva in due su una moto diventa necessariamente un gioco di squadra e, dal punto di vista del passeggero, significa intuire a priori i tempi e i modi con i quali il guidatore si muoverà e spostare il proprio baricentro con tempi e modi che ne assecondino la manovra. Più facile a farsi che da descrivere, ma vi assicuro che è veramente bello raggiungere e sperimentare questa intesa.

Moto

Un concentrato di emozioni

Un viaggio in moto è concedersi un concentrato di emozioni. Qualche volta significa semplicemente andare solo per il gusto di fare un giro, senza una meta precisa, senza una vera destinazione. Avvertire le vibrazioni del mezzo, sentire l’aria che ti scivola addosso e definisce i contorni del tuo corpo, percepire in modo chiaro e non filtrato gli odori dell’ambiente circostante sono sensazioni uniche. Che dire poi delle sollecitazioni di una rapida accelerata o di una frenata? Salire in moto ti coinvolge così tanto che per un po’ tutto il resto sembra essere molto lontano, è un modo per prendersi una pausa.

La riscoperta dell’essenziale

Niente bagagliaio, niente abitacolo, quando si viaggia in moto lo spazio a disposizione per portarsi dietro le proprie cose è poco e, considerando che una parte delle borse laterali deve essere destinata al necessario per le esigenze della moto, soprattutto quando la moto ha già qualche anno sulle spalle, quel che resta è proprio poco.
La prima volta in cui ho dovuto preparare il necessario per stare tre giorni e due notti fuori casa è stata una vera impresa. Mi sono ritrovata un bauletto tra le mani con una chiara e semplice indicazione «Devi far entrare tutto qui dentro, altro spazio non c’è!».

Moto

Credo di essere rimasta per mezz’ora a fissare quel coso aperto sul divano, senza sapere da dove iniziare. Ho provato a ragionare in mille modi differenti prefigurandomi vari scenari più o meno catastrofici, poi è arrivata la soluzione: scordarsi tutto ciò che ero abituata a portarmi dietro nei miei viaggi e infilare là dentro solo il minimo indispensabile, l’essenziale.
La cosa con il passare del tempo è diventata un gioco, una sfida verso me stessa «1000 punti se sei riuscita a chiudere il bauletto senza rischiare un’esplosione e hai portato tutto il necessario, evitando di acquistare qualcosa in loco.»

Certamente, come tutte le cose, anche la moto ha le sue spine. La cosa più dura per me da accettare? Ve la svelo subito: prima di un viaggio in moto, breve o lungo che sia, mai farsi la piega ai capelli, sarebbe tempo sprecato!
Non avendo un viso adatto ad un bel taglio corto, confesso che a tale problema non ho trovato una soluzione degna, ma ho imparato ad infilarmi sempre un bel mollettone per capelli nella tasca del giacchetto. La cosa è senza ombra di dubbio poco raffinata, ma molto, molto utile una volta sfilato il sottocasco. Per quanto detesti vedermi con i capelli arruffati, l’ipotesi di rinunciare alla moto non l’ho nemmeno considerata.

E tu hai mai fatto un giro in moto?

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedintumblrmail
The following two tabs change content below.

Catia Moroni

Umbra, laureata in economia e commercio e con una lunga esperienza come analista funzionale, e-tourism marketing specialist. Sono curiosa, innamorata della natura, di ogni cosa mi piace esplorare quello che c’è dietro, l’essenza oltre l’apparenza.

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.