I dinosauri a Gubbio e i segreti della gola del Bottaccione

Dinosauri a Gubbio

Che cosa unisce Gubbio, i dinosauri e i metalli alieni? Quali misteri si celano tra le rocce della gola del bottaccione? Una mostra ripercorre le scoperte stupefacenti che riguardano i dinosauri e la storia del nostro pianeta, rispondendo a queste ed altre domande. Siamo andati a curiosare per raccontarteli.

I segreti della gola del Bottaccione

Attraversare per la prima volta la SR298, la strada che percorre la gola del Bottaccione, fa un certa impressione. La lunga fenditura scavata dal torrente Camignano tra il monte Ingino e il monte Calvo spacca in due l’Appennino, e osservare le pareti di nuda roccia  che si ergono in tutta la loro aspra e maestosa bellezza dà subito l’idea della forza della natura che da milioni di anni lavora instancabilmente. Le stratificazioni di roccia della gola custodiscono tesori inestimabili e raccontano la storia dell’intero pianeta; una storia talmente antica che la mente fa quasi fatica a calcolarne i tempi.

Parliamo infatti di tempi remotissimi, da circa 100 a 65 milioni di anni fa, quando la cima di queste montagne era il fondale di un mare profondo centinaia di metri. Un mare popolato di plancton che col trascorrere del tempo si è sedimentato fino a diventare rocce che prendono il nome di Scaglia Rossa. Dallo studio di questi sedimenti si è scoperto molto sull’evoluzione delle specie viventi sul nostro pianeta e sulle loro abitudini.

I dinosauri e il metallo venuto dallo spazio

Ma la gola del Bottaccione custodisce un segreto ancora più spettacolare: queste rocce contengono un’insolitamente alta concentrazione di iridio, un metallo molto raro sulla terra, ma molto comune in asteroidi e meteoriti. Nel 1979, gli scienziati Luis Alvarez – premio Nobel per la fisica –  e suo figlio Walter – geologo e archeologo –  spiegarono la presenza di iridio con una teoria sorprendente:  65 milioni di anni fa un meteorite di 10km di diametro si sarebbe schiantato sulla terra, provocando sconvolgimenti climatici che portarono all’estinzione di molte specie animali tra cui i dinosauri. Tracce e prove di questo evento sono state ritrovate in altre parti del mondo e si pensa che il cratere creato dall’impatto si trovi in Messico, nello Yucatan.

La mostra

L’esposizione Dinosauri a Gubbio – Sulle tracce dell’estinzione è allestita  nel monastero benedettino olivetano che si trova proprio all’ingresso della gola, ed è stato recentemente restaurato. L’inaugurazione è avvenuta il 28 febbraio 2015 con una prima fase che si è conclusa il 17 maggio e la successiva riapertura dal 15 settembre 2015  fino  al 1° luglio 2016.  All’interno del complesso trecentesco sono esposti fossili provenienti per lo più dalla Patagonia, ricostruzioni degli ambienti in cui vivevano i dinosauri e riproduzioni di scavi archeologici, oltre a spettacolari scheletri a grandezza naturale di alcuni esemplari di dinosauri come ad esempio il Giganotosaurus Carolinii, lungo ben 15 metri.

Un percorso adatto a tutti

Il percorso è molto semplice e lineare, adatto a tutte le età e particolarmente stimolante per i bambini, con contenuti multimediali ben organizzati e divertenti, in compagnia della mascotte Dyna. Assolutamente da non perdere l’affascinante spettacolo della Quadrisfera che stupirà grandi e piccini raccontando la storia geologica del nostro pianeta. I bambini si divertiranno con le attività ludiche e didattiche pensate espressamente per loro, facendoli diventare archeologi per un giorno.

 

 

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